Il mondo, visto da Paroldo

I racconti delle persone che hanno abbandonato la frenesia della vita cittadina e lavori strettamente legati alle grandi reatà urbane scegliendo di andare a vivere in campagna dedicandosi ad attività rurali o comunque molto diverse da quelle precedenti mi affascinano da sempre; quando la scelta è di abbandonare la città per venire a vivere in Langa allora non riesco a resistere al desiderio di approfondire.
E’ per questo motivo che, leggendo sul quotidiano La Stampa la presentazione del libro di Roberta Ferraris “Vado a vivere in campagna. Dieci regole per passare dal sogno alla realtà” edito da Terre di Mezzo e in libreria da gennaio, non mi sono tenuto dal contattare Roberta per fare quattro chiacchiere.
Roberta, originaria di Biella, da piccola non vedeva l’ora di lasciare la città di provincia per poter andare a vivere nella grande Milano dove ha lavorato per parecchi anni dopo l’università; ora vive a Paroldo, paese delle masche, dove si occupa di agricoltura, allevamento e dove si dedica a realizzare illustrazioni ad acquerello a tema botanico e a un’iniziativa di promozione di “turismo sostenibile”.
Ho cercato di capire meglio chi è stata e chi è ora Roberta con una piacevole chiacchierata in quel di Paroldo; innanzitutto mi faceva piacere sapere qualcosa di Roberta prima “del cambiamento”, sapere quale percorso l’ha portata in Langa ed ecco che Roberta inizia a raccontare la sua storia: “…c’è un momento nella vita in cui la formazione di una persona richiede la permanenza in città; da adolescente non desideravo altro che lasciare una piccola città di provincia come Biella, dove ero cresciuta e dove avevo frequentato le scuole superiori, per la grande città. L’occasione era data dall’università, a Milano. Fu un salto di qualità: cinema e teatro, mostre ed eventi culturali inimmaginabili in provincia, l’incontro con coetanei provenienti da altre città. Tuttavia non ho mai vissuto la città come una scelta definitiva, e non ho pertanto vissuto un’esperienza di “folgorazione sulla via di Damasco”. Ogni fine settimana tornavo in provincia, cercavo l’isolamento e il silenzio della montagna, gli spazi aperti e liberi della campagna.
Come accade a molti, l’occasione di lasciare la città capita un po’ per caso: con un compagno non milanese e non cittadino si decise di provare un’esperienza di vita in un remoto borgo rurale della Lunigiana”

Dalla Lunigiana a Paroldo, Roberta come sei finita in Langa? “…alla “cascina dei sogni”, così definisco quella in cui vivo, si arriva per caso e combinazioni fortuite, anche passando su un crinale di Langa durante i sopralluoghi per un lavoro sul Ponente ligure. Certamente non è stata una scelta del tutto casuale: l’Alta Langa è uno di quei territori che hanno molto da offrire e che sono ancora vergini soprattutto rispetto al turismo più invasivo. C’è da sperare, ovviamente, che un turismo di massa non arrivi mai, e forse non arriverebbe comunque, ma su un’offerta turistica di qualità qui si può ancora puntare”
Una storia indubbiamente affascinante; la chiacchierata è proseguita con il racconto da parte di Roberta delle occupazioni a cui è dedita; su La Stampa mi era parso di capire che la sua occupazione principale fosse la coltivazione della terra ma dal suo sito internet ho capito che c’è molto di più…dice Roberta “…la terra è solo una parte, e di questi tempi sempre più piccola, delle mie attività, che hanno a che fare soprattutto con il turismo e la promozione del territorio italiano a bassa velocità. Da circa 20 anni collaboro con vari editori soprattutto con proposte per il turismo a piedi e in bicicletta. Sono autrice dei testi di guide turistiche, ma anche di piccoli manuali sugli stili di vita sostenibili, come questo che esce in questi giorni  che racconta la nostra esperienza di vita in una cascina, alle prese con orto, frutteto, capre e galline
Come è facile capire però, non sempre il lavoro della campagna è conciliabile con un’attività editoriale che richiede anche lunghe assenze da casa e poi ci sono le difficoltà di natura economica: avviare un’azienda agrituristica, come era nelle prime intenzioni, si è dimostrato un progetto troppo ambizioso, viste le condizioni degli immobili, visto il costo delle ristrutturazioni. Anche avviare un’azienda agricola richiede investimenti a lungo termine e una presenza stanziale incompatibile con l’attività editoriale. Sarebbe bello poter fare tutto, ma i casi sono due: o si è in tanti, oppure da soli la mole di lavoro rischia di essere oppressiva. Tutti abbiamo bisogno di staccare, e questo è il problema anche delle aziende agricole consolidate, ma a gestione familiare. A volte si lavora troppo, tutti i giorni, con ogni condizione di tempo”

Prima di passare alle altre occupazioni di Roberta le ho chiesto che cosa avesse coltivato, che cosa avesse allevato in quel di Paroldo.. “…per sette anni ho allevato capre, recuperando circa 5 ettari di prati e pascoli abbandonati. Ho seguito corsi di formazione, letto libri, ascoltato i consigli dei vicini allevatori: il formaggio era eccellente, e i capretti, pur con qualche difficoltà e con remunerazioni generalmente basse, si vendevamo. È stata una  splendida esperienza che ha avuto termine nel momento in cui dovevo assentarmi in estate per due o tre mesi. In realtà conservo stalla e attrezzature, e sto predisponendo un recinto. Chissà che qualche quadrupede non torni a pascolare su questi prati? Ora mi preoccupo di mantenere il territorio com’è, affidando i pascoli e i prati ai vicini allevatori di pecora di Langa. Mi scaldo con la legna dei miei boschi, curo personalmente un orto familiare e un frutteto, scambio i prodotti in sovrappiù con altre aziende agricole che hanno il tempo di occuparsi della vendita diretta. Non ne ricavo denaro, ma altri prodotti: baratto pesche da vigna con vino Dolcetto, erbe spontanee (origano) con farina di mais ottofile, uova con tome. Non divento ricca, ma la qualità della mia vita è più importante del denaro”
A proposito di qualità della vita: molti sostengono che quella delle nostre colline sia decisamente migliore rispetto a quella delle città, senza dubbio in contraddizione alla migrazione dei “langhetti” verso i centri urbani avvenuta nel passato; adesso pare esserci un desiderio di ritorno alla campagna, alle giornate meno stressanti, anche il turismo pare essere alla ricerca di relax inteso non tanto come giornate oziose spese in qualche località esotica quanto giornate anche attive ma vissute in contesti rurali. Qui si innesta un’altra occupazione di Roberta, qualcosa di cui pensiamo e speriamo di poter sentire ancora parlare parecchio negli anni a venire: il “turismo sostenibile”.
Roberta, raccontaci qualcosa di più in merito al turismo sostenibile: “..si tratta di un tipo di turismo, più spartano di quello enogastronomico ma non necessariamente di minore qualità, che prevede attività in natura come l’escursionismo a piedi e in bicicletta, ma anche a cavallo o con gli asini. È una forma di turismo che vuole essere rispettoso dell’ambiente e attento all’impatto che il turista ha sul territorio. Io credo possa essere una risorsa importante per questo territorio, in abbinamento con la sua straordinaria offerta enogastronomica e con la risorsa non indifferente del paesaggio rurale tradizionale, un valore che spesso localmente è ignorato ma che potrebbe valere alle Langhe e al Roero l’iscrizione nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Non è un caso che io viva in Alta Langa, occupandomi di turismo sostenibile, perché è un territorio in cui credo.
Sto studiando una proposta per il prossimo autunno: con la Compagnia dei Cammini, associazione che ho contribuito a fondare (www.compagniadeicammini.it), ma che nasce dall’esperienza di una storica associazione escursionistica, La Boscaglia, proponiamo un viaggio di 7 giorni a piedi da Saliceto ad Alba. E’ una novità, sto studiando ora il tracciato e non è facile trovare percorsi sterrati che abbiano continuità, ma sono fiduciosa …non è facile perché, anche se esistono già vari sentieri segnati (tra cui la Grande Traversata delle Langhe, un percorso di quattro giorni) e carte escursionistiche più o meno buone, mancano le strutture ricettive adeguate a questo tipo di turismo o che semplicemente lo capiscano e non vedano nella persona che arriva con uno zaino qualcuno che non ha i soldi per andare in macchina … Insomma c’è ancora molto da fare.”

Certamente a Roberta non mancano ottime idee, il mio dubbio a questo punto era se, nella sua esperienza di vita e di lavoro in Langa avesse incontrato persone disponibili o resistenze locali e Roberta a tal proposito ci racconta che: “…l’accoglienza è stata molto favorevole; non è del tutto vero che la gente di Langa sia chiusa o ostile a chi viene da fuori. Abbiamo avuto un grande aiuto dai vicini e le persone sono autentiche e schiette anche se magari vedono con un po’ di scetticismo le intraprese dei neo-rurali, soprattutto se vengono dalla città. Ma conoscono troppo bene quanto sia dura questa terra per non avere i piedi ben piantati per terra”

Evidentemente, anche se Roberta non è originaria di queste colline, ha capito bene come siamo fatti nel bene e nel male, noi “langhetti”.
La domanda che avrei voluto fare a Roberta fin da subito è quella che in realtà chiude la nostra chiacchierata: siccome pare essere “di moda” l’idea di cambiare e lasciare occupazioni redditizie ma troppo cariche di stress per ritornare alla natura ero curioso di sapere cosa Roberta volesse suggerire a chi ha questo desiderio e soprattutto quali avvertimenti volesse dare una persona che ha realmente fatto questa scelta.
Roberta mi ha risposto dicendo che “…molti vogliono cambiare in modo radicale, per sfuggire al disagio esistenziale che provano nel quotidiano, ma il problema è che questo disagio spesso ci segue come un’ombra, anche nel più dorato del paradisi. Cambiare stile di vita si può, forse si deve fare. Il consiglio che vorrei dare a chi vuole tornare alla terra e all’agricoltura è di farlo in modo graduale. In queste campagne povere, spopolate dall’emigrazione, la soluzione che può funzionare è quella del part-time, mantenendo un’occupazione che porti un reddito più o meno sicuro, per poi avviare una piccola attività agricola, magari da integrare con il turismo. La multifunzionalità è l’unica via percorribile in territori così marginali. E poi bisogna avere idee e proposte nuove e di qualità e mirare, magari non da soli, a una dimensione aziendale adeguata, se si punta al reddito agricolo come entrata principale dell’azienda”
Siamo avvisati: sognare è fondamentale e inspensabile e rincorrere i propri sogni, anche di evasione, lo è altrettamento; l’esperienza di Roberta ci insegna però che bisogna farlo in modo consapevole e non solo spinti da un desiderio di fuga.

Salutiamo Paroldo e Roberta e torniamo ai nostri sogni!