E’ il “nostro” Barolo il vino simbolo dell’unità d’Italia: ecco un pò di storia

Giovedì 17 Marzo festeggeremo i 150 anni dall’unità d’Italia.

E’ festa e quando si parla di festa non si può non pensare a quale bottiglia stappare; noi non abbiamo dubbi e brinderemo con il Barolo.

Quale è il denominatore comune tra Camillo Benso Conte di Cavour, Bettino Ricasoli e Giuseppe Garibaldi? Sono stati i fautori dell’unità d’Italia ma erano anche uomini legati all’agricoltura e con una passione anche nei confronti del vino da sempre prodotto principe della nostra agricoltura, e quindi, del nostro Paese

Bettino Ricasoli viene definito “inventore” del Chianti Classico, Cavour  “inventore” del Barolo.

Massimo rispetto per il Chianti Classico, ma noi siamo langhetti e qui sotto cercheremo di raccontarvi la storia del Barolo; per farlo abbiamo raccolto informazioni su internet, se doveste trovare qualcosa di non corretto vi preghiamo di segnalarcelo. Eccovi la presunta storia del Barolo:

I Marchesi Falletti, ultimi abitanti il Castello di Barolo, hanno inventato questo vino presso le loro tenute di Barolo e Serralunga ad inizio dell’Ottocento. La storia ci racconta che proprio Giulia Colbert, all’epoca la Marchesa di Barolo, inviò a Carlo Alberto 325 “carrà” di Barolo da 6 ettolitri, una per ogni giorno dell’anno. Sono esclusi i 40 giorni di quaresima.
Il re acquisì successivamente una tenuta a Verduno dove produrre Barolo. Successivamente Camillo Benso Conte di Cavour chiamò presso il suo Castello un enologo francese per vinificare ed affinare il Barolo secondo la tecnologia già in uso nella zona del Bordeaux.

Anche il Conte di Mirafiori, proprietario della tenuta di Fontanafredda, rese questo celebre vino spesso oggetto di scambi commerciali.

Ancora oggi, nelle cantine che diedero i natali al Barolo, vengono utilizzate le botti della Marchesa e viene conservata una collezione di bottiglie di Barolo a partire dal 1861 fino ad oggi.

Ora vi forniamo alcune informazioni più tecniche sul Barolo!

I comuni in cui è possibile produrre il Barolo sono 11 e precisamente: Barolo, Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba interamente, La Morra, Novello, Monforte, Verduno, Grinzane, Diano, Roddi e Cherasco in parte.

Il Barolo è figlio del vitigno Nebbiolo e deve essere ottenuto esclusivamente dalle uve delle sottovarietà “Michet”, “Lampia” e “Rosè” coltivate su terreni a carattere argilloso-calcareo.

La produzione massima consentita per ciascun ettaro vitato è di 80 quintali di uva e la resa massima delle uve in vino non deve eccedere il 70% al primo travaso e non deve superare il 65% dopo l’invecchiamento.

Per legge il Barolo deve avere un invecchiamento di almeno tre anni  e tra questi  due devono essere  in botti di rovere o di castagno.

Il disciplinare di produzione prevede che  il Barolo debba avere colore rosso granato con riflessi arancione; profumo caratteristico, etereo, gradevole ed intenso; il sapore deve essere asciutto, pieno, robusto, austero ma vellutato, armonico; la gradazione alcolica minima complessiva deve essere di 13 gradi e acidità totale minima del 5 per mille; l’estratto secco netto minimo di 23 g/l.

Il Barolo ha ottenuto la DOC nell’anno1966 e, nel 1980 è diventato DOCG. Il Barolo, con un invecchiamento non inferiore a cinque anni, può fregiarsi della menzione “Riserva”.